Una delegazione della UIL Scuola Napoli, nei giorni 24 e 25 novembre, ha avuto l'opportunità di partecipare all'incontro culturale, promosso ad Ivrea dalla UIL scuola nazionale e dall'Irase, sulla figura dell'industriale Adriano Olivetti.
Due giorni intensi di lavori che si sono rivelati molto interessanti e ricchi di spunti per chi, come noi, opera nella scuola.
Per l'ingegnere "umanista" Adriano Olivetti "la fabbrica non può guardare solo all’indice dei profitti ma deve distribuire ricchezza, cultura, servizi, democrazia”. Partendo proprio da questo assunto, la fabbrica di macchine da scrivere per antonomasia e dei primi computer, nella costante ricerca della qualità e dell’efficienza, offriva ai suoi operai non solo un lavoro, ma case, centri ricreativi, asili, scuole, convenzioni, servizi sociali.

Durante i lavori, i vari filmati e le testimonianze dei relatori hanno fatto emergere l’innovatività del concetto di organizzazione del lavoro in Olivetti.
All'interno della fabbrica, dove si credeva nello stretto rapporto tra tecnologia e industria e nel fatto che la creazione di un ambiente sociale positivo potesse rafforzare la fedeltà del lavoratore e la sua disponibilità a collaborare attivamente allo sviluppo dell’impresa, l'ambiente era “diverso”.
Durante le pause i dipendenti potevano seguire dibattiti, usufruire delle biblioteche, ascoltare concerti, stare all’aria aperta anche solo per giocare a bocce.
Non c'era una netta divisione tra operai e dirigenti: le conoscenze e le competenze di ognuno erano alla portata di tutti. In questo modo veniva valorizzata la persona in quanto tale, in base ai suoi talenti, secondo quelle che, citando Gardner e Goleman, definiamo oggi intelligenze multiple e intelligenza emotiva. Per Adriano “era meglio un bravo operaio che un mediocre ingegnere”.
L'azienda accoglieva poi artisti, scrittori, disegnatori e poeti di fama, poiché la “filosofia olivettiana” riteneva che la fabbrica non avesse bisogno solo di tecnici ma anche di persone in grado di arricchire il lavoro con creatività e sensibilità.
Con l’Olivetti la scuola entrava in fabbrica e questo avveniva negli anni 50 e in un piccolo paese del canavese, molto prima di quella che oggi è l’alternanza scuola lavoro introdotta già con la legge 53/2003 .
Adriano Olivetti, antesignano rispetto alla definizione di competenze chiave della Comunità Europea, aveva compreso già all’epoca che occorre dare ai giovani la possibilità di orientarsi sin da subito, di mettersi in gioco per acquisire competenze come momento fondamentale per la possibile realizzazione di sé.
In questi due giorni i contributi dei diversi relatori, ci hanno dato la possibilità di analizzare la situazione attuale, le indicazioni della legge 107/2015 e le difficoltà che si riscontrano nella sua attuazione “vera”, lì dove mancano dirigenti, dove non vi è un’efficiente rete di coprogettazione tra scuola e azienda, dove non si hanno linee guida condivise a livello nazionale.
Nel ringraziare la Uil Scuola rappresentata dalla segretaria organizzativa Noemi Ranieri, i colleghi della Uil scuola Piemonte per l’accoglienza offertaci e l’Irase nella persona del suo Presidente Rosa Venuti e della segretaria Francesca Severa, continuiamo a riflettere rimandando a chi legge la domanda postaci in maniera arguta durante i lavori dal professore Avalle: “Erano 50 anni avanti loro …o siamo 50 anni indietro noi?”

Appuntamento quindi al prossimo incontro culturale che si terrà a Napoli e che verterà sulla figura di Matilde Serao: scrittrice e giornalista, prima donna italiana ad aver fondato e diretto un quotidiano: Il Mattino.


Roberta Vannini

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