Egr. Presidente,

Sono un insegnante in pensione, che nei suoi 40 anni di servizio ha vissuto tutti i cambiamenti della scuola italiana, per cui ne ha visto e subito di cotte e di crude. Comunque ho cercato di svolgere sempre il mio compito con onestà intellettuale e dedizione, sapendo che “maestri” non si nasce, ma si diventa e cercando sempre di meritare lo stipendio, percepito alla fine di ogni mese. Nella delicata missione dell’insegnamento conta sicuramente di più l’esperienza, che ti costruisci giorno per giorno,  che non il sapere astratto ed avulso dal mondo dei discenti, che ti vengono affidati.

Nella Tua visione di scuola, invece, essa non conta nulla, anzi viene bistrattata e mal considerata. Con la Tua faccia da “bambino sorridente” pensi di essere l’unico italiano intelligente e che noi comuni mortali siamo tutti stupidi e non capaci di comprendere cosa Ti ha spinto veramente a promulgare quella che Tu chiami “riforma della scuola”. Secondo me tutto è nato dalla sentenza della Corte di Giustizia europea, che ha sanzionato l’Italia per il suo comportamento nel mondo della scuola negli ultimi vent’anni, per cui hai cercato di correre ai ripari. Ma le Tue decisioni si sono rivelate più deleterie dell’esistente. Ti vanti continuamente di aver immesso in ruolo centomila docenti, cosa non vera perché le nomine sono state circa ottantamila; di queste, sedicimila erano già state programmate dall’ex ministra Carrozza sul sostegno; ventinovemila sono stati i pensionamenti del 2014 e trentamila quelli del 2015. In tutto fa settantacinquemila, quindi le Tue immissioni sono state appena cinquemila, permettendo di giungere al ruolo  a moltissime persone, che non avevano mai messo piede nella scuola, ma che hanno avuto la fortuna di trovarsi nelle famose GaE. Come mai dalle immissioni sono state escluse le insegnanti della Scuola dell’Infanzia e il personale educativo? Così come Ti vanti di aver indetto un concorso per sessantatremila posti, ma non sottolinei che le graduatorie del suddetto avranno validità triennale e, quindi, non basteranno nemmeno a coprire i pensionamenti del 2016 – 2017 e 2018, che supereranno certamente tale cifra, specialmente se si pensa che nel 2018 compiranno i 66 anni i nati nel 1952, che sono stati bloccati dalla cosiddetta “riforma Fornero”. Altro che fine della “supplentite”. Quest’anno le supplenze su posti vacanti sono state centoventimila, nei prossimi saranno ancora di più. A questo si aggiunge il divieto di ricevere incarichi oltre i trentasei mesi, che mira soltanto a non far raggiungere i requisiti per l’immissione in ruolo, secondo quanto stabilito dalla sentenza europea. Il concorso, nelle Tue intenzioni, dovrebbe mirare a far scendere l’età media dei docenti, perché le statistiche dicono che i docenti italiani sono i più vecchi d’Europa. Come puoi notare non siamo poi così stupidi da non capire quali siano effettivamente i substrati di ciò che Tu chiami “Buona Scuola”. Il guaio è che a rimetterci è tutto il mondo della scuola: gli alunni, le famiglie, i docenti, la formazione, la cultura, il sapere e il Paese. Parli sempre di merito e, in funzione di esso, trovi sempre giustificazioni, ma questo si costruisce sul campo e non certo affidandolo alla discrezione di una persona, che può decidere senza essere soggetto a delle regole. Ogni Istituzione scolastica diventerà un “piccolo feudo”, dove il signore di turno farà il bello e cattivo tempo. Alla faccia della democrazia e della partecipazione. E queste cose sono state decise dagli eredi di Berlinguer. Sappi, comunque, che intorno alla scuola scontenta ruota circa un milione di voti e che tutti gli Italiani di buon senso faranno sentire il loro peso nel momento opportuno e nei luoghi dovuti.

Con tutti i miei rispetti.

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